Loccioni oramai è un punto di riferimento e di ispirazione nel settore delle aziende responsabili. Secondo lei il vostro esempio e il vostro modello è replicabile in altri territori? Sentite di avere una marcia in più rispetto al resto dell’Italia?
La nostra è un’impresa che ha scelto di non fare prodotti, di uscire dalla logica della produzione in serie, ma di sviluppare progetti per risolvere i problemi dei nostri clienti. Ci occupiamo di controllo qualità per grandi player internazionali in settori che spaziano dal medicale all’automotive, dagli elettrodomestici all’avio, dall’energia al farmaceutico. Misurare per migliorare è la nostra missione e lo facciamo sviluppando strumenti e complessi sistemi automatici realizzati su misura per il cliente, realizzati nella nostra sede e poi installati in tutto il mondo. Il bello è che tutto questo viene portato avanti dai nostri 400 ragazzi, con un’età media di 33 anni di cui oltre il 50% laureati, che vivono le sfide in prima persona con il gusto di vincerle.
Ma prima ancora che sulla cultura tecnologica e di orientamento al cliente, abbiamo puntato sul territorio, vivendolo come vantaggio competitivo di lungo periodo. L’idea di avere un piano a 100 anni testimonia quanto è importante abitare realmente il territorio, dialogare con le scuole, lasciare un’impronta. Significa restare giovani nel lungo periodo.
Investite molto in ricerca e sviluppo: pensa che sia questa, in definitiva, la chiave del vostro successo? Come organizzate i team, mescolate le competenze tecniche a quelle umanistiche? Spesso si accosta la figura di Adriano Olivetti a quella di Enrico Loccioni: onore o onere?
Nella nostra impresa un collaboratore su nove è dedicato alla ricerca, tecnologica e non solo. Si ricercano soluzioni per rispondere alle esigenze dei mercati e dei clienti attuali – con Laboratori di Ricerca e Sviluppo a supporto dei business esistenti – e si sviluppano competenze e tecnologie di misura su nuove sfide, per nuovi mercati e settori, con il Laboratorio di Ricerca e Innovazione, che analizza i macrotrend mondiali ed è molto attivo anche nella progettazione Europea. Da qui nascono gli spunti per immaginare il futuro e preparasi ai cambiamenti, a volte impetuosi, che i mercati riservano.
Da noi si punta sull’innovazione come comportamento, grazie ad una contaminazione continua tra competenze diverse, ingegneri, economisti, filosofi, giuristi, designer….. questo e’ uno dei tanti insegnamenti del modello olivettiano che a nostro parere resta una grandissima scuola su tanti aspetti della cultura d’impresa.
L’azienda assume prevalentemente persone giovani che attraverso il lavoro in Loccioni possono scoprire nuovi talenti o affinarne alcuni. Capita che persone su cui l’azienda aveva immaginato un percorso di crescita decidano di lasciarvi o di avviare una propria impresa? Come accogliete le proposte di spin off?
Abbiamo creato questo slogan “L’impresa per tutte le età”. Ci sono tre progetti principali:
Bluzone con le attività e i progetti per professori e studenti, finalizzato all’orientamento e a “mettere in parallelo la vita” per arrivare preparati alle scelte ed essere protagonisti del proprio futuro. Ospitiamo circa 1.200 studenti all’anno e facciamo formazione anche ai professori. A questi si affiancano gli oltre 120 Silverzone persone over 65 di grande esperienza di lavoro e di vita che hanno la voglia e la passione di condividere il loro bagaglio e la loro conoscenza, in uno scambio continuo con i giovani.
Infine “Avvia l’impresa” è il progetto per creare e favorire una cultura positiva dello spin off. Ai nostri ragazzi insegniamo fin dalla scuola ad essere imprenditori di se stessi, a pensare e comportarsi da imprenditori nel portare avanti i loro progetti. E così accade spesso che alcuni decidano di fare il salto: il softwarista che crea la sua piccola realtà dis viluppo software, il progettista meccanico o elettrico che si mette in proprio. Con “Avvia l’impresa” li aiutiamo all’inizio con servizi trasversali, formazione e condividendo i clienti, che già conoscono per esserci stati, ma soprattutto trasferendo la cultura d’impresa e l’atteggiamento di continuo miglioramento che ci caratterizza. In questo modo restano collegati con il gruppo ma non in dipendenza. Negli anni grazie agli oltre 80 spin off abbiamo disseminato nel territorio una seconda impresa Loccioni con altri 400 collaboratori, 80 milioni di fatturato e soprattutto lavoro di qualità e opportunità per i giovani.
Quale è stato il momento in cui Loccioni ha cambiato passo ed è diventa l’azienda che è oggi? Per essere più precisi: c’è stato un evento, una coincidenza, un’occasione che ha reso possibile il passaggio imprenditoriale che vi ha reso leader?
La verità è che è un percorso continuo: l’impresa che è oggi è diversa da quella che sarà tra due anni. Cerchiamo sempre la discontinuità – di mercato, organizzativa, tecnologica. Ci piace guardare al futuro immaginandolo sempre diverso, cercandone la bellezza meno ovvia.
Di eventi ce ne sono stati diversi, ma ne voglio ricordare tre in particolare.
Il coraggio nel 1976 di raccogliere la sfida di Vittorio Merloni sul controllo qualità delle lavatrici, che ha trasformato una piccola impresa di impianti elettrici in un gruppo di ingegneri specializzati nella misura.
Poi la decisione dell’imprenditore di regalarsi nel 1992 un proprio incubatore – Summa – per favorire l’essere in continua start up, crescere restando impresa giovane: nuove tecnologie di misura, nuovi settori, nuovi modelli organizzativi con un focus a 5-10 anni.
Infine la decisione negli ultimi 5 anni di replicare il modello Loccioni in altri territori con l’apertura delle 3 sedi a Washington, Stoccarda e Shanghai; internazionalizzazione portata avanti da ragazzi di appena 30 anni, partiti da soli e che oggi sono una squadra di oltre 50 persone di oltre 10 nazionalità diverse. E’ per questo che ci piace la parola impresa, non azienda: perché vuol dire avventura!
Quale è il prodotto di cui siete maggiormente orgogliosi?
Come dicevo non abbiamo veri e propri prodotti, ma sviluppiamo soluzioni su misura per i nostri clienti e mercato che vanno a risolvere problemi di qualità e di sicurezza.
Tra le ultime discontinuità, però, ci sono due sistemi di cui siamo particolarmente fieri perchè utilizziamo la nostra competenza di misura applicata a problematiche di sicurezza importanti che hanno una ricaduta direttamente sulla persona.
Si tratta del sistema Apoteca, un robot farmacista che prepara in automatico la dose di chemioterapia nelle farmacie oncologiche ospedaliere. Grazie ad Apoteca gli operatori non corrono più il rischio di contaminazione nella preparazione manuale e i pazienti sono sicuri di avere esattamente la dose prescritta. L’abbiamo sviluppato in collaborazione con l’Azienda Ospedali Riuniti di Torrette ed ora è presente nei più grandi centri di Oncologia in Italia e all’estero.
L’altro sistema è Felix, un robot mobile che esegue in automatico la scansione 3D dei deviatoi dei binari, inviando i controlli e tutti i dati in tempo reale al centro servizi. Qui il partner e cliente è stato RFI che è ora il primo gestore di rete ferroviaria al mondo ad avere una verifica automatizzata in tempo reale grazie ad un robot sui binari.
Ma vorrei citare anche un terzo progetto che, in modo del tutto inaspettato, ci sta regalando tante soddisfazioni. E’ 2 km di futuro® il progetto di “adozione” del fiume Esino, per mettere in sicurezza e valorizzare i 2 km di area fluviale accanto alla sede del Gruppo. In una collaborazione armoniosa tra pubblico e privato, in un laboratorio di progettazione congiunta ci siamo fatti carico di un investimento nel futuro che porta anche alla riscoperta del fiume come risorsa energetica e culturale. “2 km di futuro® L’impresa di seminare bellezza” (che diventa anche un libro edito da Sole 24 Ore), con cui l’impresa esce dai suoi confini per occuparsi del territorio e delle sue persone, in un laboratorio di progettazione congiunta per il bene comune. Il progetto è stato selezionato da EXPO Milano 2015 ed è stato nella mostra dell’Identità Italiana a Palazzo Italia ed è entrato anche nell’ADI Index 2015 come eccellenza del Design Italiano nella categoria Design per il Sociale.
(a cura di Marta Tersigni) ©osservatoriosocialis.it