Assessore Butini, il Comune di Jesi ha presentato 12 progetti di restauro sulla piattaforma del mecenatismo Art Bonus. Per 7 di questi progetti sono stati raccolti i fondi necessari per un ammontare complessivo di 24,319 euro. Come sono state scelte queste opere?
La scelta di intervenire su quelle opere è stata dettata dalla necessità non più procrastinabile di intervenire per la loro conservazione ed è stata effettuata prima della pubblicazione del decreto Art Bonus.
In alcuni casi, come per il restauro del Libro Rosso II, la somma necessaria non era elevata. Ritiene che i micro progetti siano più interessanti per i mecenati?
Un’offerta di interventi a beneficio dei mecenati deve necessariamente comprendere anche progetti a basso budget, così che ad ogni cittadino possa essere data la possibilità di contribuire concretamente, attraverso questo strumento, alla conservazione del patrimonio culturale della propria città.
Quando avete scelto i progetti avete pensato a come sarebbero stati accolti dalla comunità di Jesi e cioè: avevate già in mente dei possibili mecenati locali o avete esteso la ricerca anche al di fuori del vostro Comune? Che tipo di strumenti di comunicazione e modalità relazionali avete attivato?
I primi progetti proposti erano in realtà antecedenti alla pubblicazione di Art Bonus (e questo ci ha consentito di essere così tempestivi nella sua applicazione da essere il primo Comune in Italia!). È però significativo che ora siano i cittadini stessi a segnalare all’Amministrazione interventi ai quali vorrebbero contribuire. L’evidenza pubblica degli interventi realizzati ed il racconto delle esperienze dei mecenati, attraverso incontri e convegni, sono stati fino ad ora lo strumento di comunicazione più efficace.
Secondo i dati del VI Rapporto sull’impegno sociale delle aziende (2014) gli investimenti che le aziende con più di 80 dipendenti effettuano a favore del territorio non vedono più il primato del recupero artistico che è sceso all’ultimo posto (24%). Fino alla rilevazione del 2012, invece, questo ambito rappresentava il fiore all’occhiello di moltissime aziende. A parte la crisi, dal suo punto di vista l’Art Bonus ha intercettato tardi questa forte propensione agli investimenti privati per il recupero/valorizzazione del patrimonio artistico italiano?
La determinazione del soggetto pubblico nel perseguire un obiettivo, in questo caso aver messo in bilancio la realizzazione dell’intervento di restauro indipendentemente dal mecenatismo, è un driver fondamentale per orientare la propensione del privato.
Quali sono a vostro avviso gli elementi migliorabili dell’Art Bonus? È uno strumento che si addice sia alle grandi che alle piccole realtà? Per i piccoli Comuni dovrebbero esservi delle diversificazioni?
È opportuno che il “termometro” per valutare e comunicare il successo di Art Bonus non si limiti al solo ammontare economico, ma piuttosto privilegi il numero di mecenati che hanno saputo cogliere l’occasione. In questo modo anche una piccola realtà potrebbe esibire la propria frazione di cittadini mecenati, e quindi confrontarsi con le grandi realtà indipendentemente dall’entità delle contribuzioni.
Una volta ottenuto il finanziamento, da un punto di vista burocratico/amministrativo, il percorso per passare all’effettivo intervento è immediato? A questo proposito l’opera più importante ad oggi finanziata è la “Deposizione di Cristo nel sepolcro” di Lorenzo Lotto. A che punto siamo con i lavori?
La “Deposizione” è restaurata ed ha ripreso il suo posto nella nostra Pinacoteca Civica dal marzo 2015. La concretezza dell’Amministrazione nel dare corso ai progetti è fondamentale per mantenere e coltivare il rapporto di reciproca fiducia che Art Bonus innesca. La estrema semplicità delle modalità di versamento da parte del mecenate è …esemplare per il nostro Paese.
Che sensazioni ha per i restanti progetti?
È pronta una seconda lista… siamo fiduciosi!
(a cura di Marta Tersigni) ©osservatoriosocialis.it