Sono passate due decadi da quando sono iniziati i negoziati, ma sabato 4 marzo sera a New York è stato approvato il Trattato sull’Alto Mare. L’annuncio è stato fatto nella sala 2 del quartier generale delle Nazioni Unite dal presidente della conferenza Rena Lee.
L’obiettivo è quello di mettere al riparo un terzo degli oceani entro il 2030. L’alto mare è stato considerato da sempre territorio di nessuno, che inizia al di là delle acque territoriali e oltre le 200 miglia nautiche dalla costa. Ricopre quasi la metà del pianeta e ha una capacità di assorbire un quantitativo gigantesco di emissioni di CO2.
| Fai una pausa e leggi: “MedFever”: Lush sostiene la ricerca sul riscaldamento del mare
Con questo trattato si ufficializza e si dichiara l’importanza dei mari, una risorsa preziosa nel contenimento del riscaldamento globale, nell’ospitare preziosi ecosistemi e biodiversità. Il trattato prevede dunque il divieto di danneggiare l’ecosistema marino con pratiche come la pesca e l’esplorazione mineraria.
Ora la palla passa di nuovo in mano agli Stati membri che devono applicare misure volte a far rispettare le norme, monitorare e controllare le attività umane che potrebbero arrecare danno e l’applicazione delle sanzioni. La direzione è quella giusta e questo trattato rappresenta un passaggio storico fondamentale ma la sua effettività dipende fortemente dalla cooperazione degli Stati.
Approfondisci il Trattato sull’Alto Mare qui
Leggi anche: #RAPPORTOCSR10: Ecco i nuovi dati dell’unica rilevazione statistica della CSR in Italia
Leggi anche: Nasce l’Academy di Osservatorio Socialis: un ponte tra università e imprese