Brand reputation: etica più importante della notorietà

Per vendere, essere noti non basta più. Bisogna essere etici, socialmente responsabili, avere una buona reputazione. A dirlo è un’indagine condotta dall’Osservatorio Socialis di Errepi comunicazione in partnership con l’istituto IXE’: il 68% dei consumatori maggiorenni ha dichiarato infatti di tenere in considerazione la condotta etica di un’impresa al momento della scelta d’acquisto.

L’attenzione agli aspetti etici della corporate reputation si concentra in misura superiore alla media tra le donne, i 30-44enni e i soggetti con livello scolare elevato: il segmento che, solitamente, rappresenta la punta più avanzata nelle evoluzioni dei consumi, più ricettivo, più esposto agli stimoli e consapevole.

Secondo il 45% degli intervistati a prendersi carico delle ricadute sociali della propria azione dovrebbero essere “tutti indistintamente”, il 30% si aspetta molto dalla Pubblica Amministrazione, che del resto ha il bene comune nella propria mission, il 12% dai produttori di beni alimentari e di prima necessità, l’11% si concentra sull’industria farmaceutica.

Ma è ragionando in termini settoriali su fattori specifici quali qualità del prodotto, notorietà del marchio, impegno etico che arriva la sorpresa più interessante.  I beni di lusso costituiscono il settore verso cui i consumatori hanno maggiori aspettative in termini di responsabilità sociale d’impresa: proprio alle aziende di questo comparto si richiede, paradossalmente, questo particolare posizionamento, come se il superfluo debba in qualche modo farsi perdonare.

In quest’ambito infatti la qualità del prodotto si conferma di primaria importanza (62%) ma è soltanto uno di vari fattori condizionanti: immediatamente dopo, la rilevanza dell’“etica” di impresa (15%) scalza quella della notorietà della marca (13%).

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