“Dimore storiche: risorse e opportunità”, Francesco Sforza Cesarini, Presidente ADSI – Lazio

Quali sono le problematiche legate alla gestione di una dimora storica?

Quando si parla di dimore storiche si definisce una vasta tipologia di immobili, quali palazzi cittadini, ville nelle campagne, castelli nei borghi, che hanno tutte un comune denominatore, il vincolo della legge 1089 del 1939 il cui proponente e fautore fu l’allora Ministro Giuseppe Bottai; egli ribadì l’importanza primaria che il regime di allora assegnava all’arte come strumento indispensabile di educazione della collettività.

La legge, composta da 73 articoli, disciplinò le funzioni di tutela e di valorizzazione nonché di gestione e promozione dei beni culturali, questione mai prima affrontata.

In sostanza questa legge, oggi recepita nel D.L. 42/2004, limitava la libera fruizione del “bene” da parte del proprietario, in quanto lo assegnava alla tutela dello Stato vincolandone ogni aspetto urbanistico, edile e di proprietà.

Un bene vincolato non può disporre degli spazi interni come un comune fabbricato, giacché  controllato da un’amministrazione preposta alla verifica di parametri rigidissimi per la sua conservazione (la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici); ancor di più se il proprietario intendesse alienarlo, dovrebbe dare allo Stato la possibilità di esercitare il diritto di prelazione.

Dal vincolo derivano molte delle difficoltà con cui i proprietari di beni vincolati si ritrovano a combattere, anche in situazioni di apparente vantaggio economico, come nel caso di palazzi nelle grandi città che potrebbero essere locati. Per fare un esempio, il mercato delle locazioni nelle grandi città consente ad alcuni immobili di generare un reddito che permetta la conservazione, ma di contro questi subiscono una forte tassazione. Spesso questi immobili sono inadeguati all’attività di locazione sia per abitazioni che per uffici, a causa del vincolo citato prima, poiché, mentre il mercato immobiliare è in continua evoluzione e richiede spazi più piccoli, abitazioni o uffici più efficienti dal punto di vista energetico, la dimora storica non può adeguarsi a tali esigenze, perché vincolata. Questo fa sì che, pur con redditi nettamente inferiori ad immobili simili, ma non vincolati, la tassazione risulti sensibilmente più alta. Una situazione alquanto problematica.

Per quanto riguarda le grandi ville, i castelli sparsi nelle campagne, o nei piccoli borghi, il solo costo di mantenimento dei tetti per proteggere la struttura dall’acqua, comporta delle spese colossali che non generano alcun beneficio economico; se poi si aggiungono le tasse locali (IMU,TASI) il risultato sarà un progressivo abbandono delle strutture che in poco tempo si ridurranno a ruderi.

Il concetto che vorrei veicolare è che il proprietario di dimora storica, o per senso di responsabilità, o per pura passione per la storia e l’arte, investe risorse ingenti ed energie per mantenere strutture che altrimenti diventerebbero presto macerie. I sacrifici fatti da un privato,  oltre a liberare lo Stato dall’onere di doversene occupare, anche in termini economici, producono tramite il restauro un beneficio, non solo al bene stesso, ma a tutta la comunità che vive nei dintorni.

Eventi e soggiorni: saranno o già sono i principali canali di finanziamento per il mantenimento di una dimora storica?

Alcune dimore storiche che ne hanno la possibilità, perché abbastanza fortunate da trovarsi in luoghi ad alta affluenza turistica, operano nel settore di affitti per eventi o soggiorni brevi. L’A.D.S.I., si è attivata per assistere i proprietari con un sito commerciale www.dimorestoricheitaliane.it al fine di  promuovere le dimore situate su tutta la penisola. L’Associazione a tal fine, cerca anche nuovi canali di comunicazione, tra gli altri ricordiamo il sito “Italianways” che promuove le bellezze italiane sul mercato cinese in evoluzione. I proprietari che desiderano avviare un’attività commerciale, finalizzata soprattutto alla produzione di un reddito che consenta un’idonea manutenzione, si trovano però ad affrontare grosse difficoltà: ogni restauro comporta oneri finanziari altissimi, il rifacimento di una facciata si aggira su costi che sono di 5 o 20 volte maggiori rispetto a quelli di un immobile non vincolato, per cui anche se i proprietari riescono a percepire un qualche reddito dalla propria dimora, a volte questo non basta.

La leva fiscale diventa pertanto vitale anche per il semplice mantenimento del bene stesso.

Inoltre ad aggravare la situazione ci sono, in alcuni casi, le normative di legge dettate per consentire lo svolgersi di varie attività non sempre ben viste dalle Soprintendenze, che spesso non rilasciano l’autorizzazione a determinati lavori, impedendo di conseguenza il concreto svolgimento dell’attività stessa.

Lo scorso dicembre, l’A.D.S.I. Lazio, ha organizzato un convegno nel quale è stata presentata una proposta di legge della Regione Lazio, indirizzata ai proprietari intenzionati ad intraprendere un’attività turistica-ricettiva-culturale, che prevedeva anche risorse economiche. Fra gli altri è intervenuta la Professoressa Annie Gondras di Parigi, che, portando l’esempio francese, ha messo in guardia dall’intraprendere grandi lavori di adeguamento; questo poiché in Francia, su oltre 1.000 castelli aperti al pubblico attraverso varie attività ricettive, solo 20 producono un reddito degno dell’investimento e solo 3 o 4 un reddito importante.

Avete mai utilizzato le dimore per eventi legati al no profit? Ci può fare un esempio?

Le dimore storiche sono sempre aperte ad eventi no profit, dalle raccolte fondi per associazioni benefiche di tipo sociale o di ricerca medica, a giornate di apertura gratuita a tutti. Non credo di esagerare affermando che quasi tutte le dimore di un certo prestigio ed integrità architettonica, hanno almeno una volta aperto gratuitamente le proprie sale ad attività no profit tra tutte quelle presenti in Italia, dalla costruzione di ospedali o scuole in paesi del terzo mondo.

In generale che tipo di coinvolgimento generano le dimore storiche nel territorio in cui sorgono? Sono delle realtà slegate dal contesto o riescono a creare indotto anche in termini occupazionali ed imprenditoriali?

In genere, la presenza di una dimora storica, ha ricadute molto positive sul territorio; ovviamente ciò dipende dalla buona volontà anche degli enti locali. Alcuni territori si sono attrezzati con percorsi turistici ed enogastronomici che abbinano la storia con la promozione delle eccellenze tipiche. Un esempio virtuoso di questo è l’Associazione dei Castelli di Parma e Piacenza, dove i borghi, sia pubblici che privati, sono ben tenuti, fanno attività ricettiva di vario tipo, e promuovono il territorio. Penso anche alle Ville Venete, alle Ville della Lucchesia e tanti altri esempi. Tutti sono la dimostrazione che il bene storico vincolato,  fa da attrattore per il territorio che ne beneficia economicamente.

Ricordo che alcuni mesi addietro ho partecipato ad una riunione nel corso della quale si parlava di interventi regionali a favore della cultura nel territorio del Lazio all’infuori di Roma. In tale occasione è emerso che, gli interventi fatti sul Teatro Comunale di Bracciano, costati diverse centinaia di migliaia di euro, non avevano prodotto alcun utile, anzi, occorrevano altri fondi per  tenere il teatro aperto. Come A.D.S.I. abbiamo fatto presente, che, a Bracciano il Castello Odescalchi, dimora di una nostra associata, visitata da oltre 60mila persone all’anno, ha una forte ricaduta sulla comunità locale dando lavoro a guide locali, a imprese edili e di servizi in vari settori. Tutto questo allo Stato non costa nulla! Eppure l’onere per mantenere una struttura cosi imponente è quasi proibitivo! Penso pertanto che aiutare anche con agevolazioni fiscali i proprietari, sia non solo un atto dovuto, ma un investimento lungimirante per l’intera economia delle comunità locale. Casi analoghi sono abbastanza comuni in tutta Italia.

Il 5 per mille è stato stabilizzato nel 2014 e da quest’anno quindi le Onlus potranno contare su una voce certa – anche se erogata successivamente – di finanziamento. L’Associazione Dimore Storiche Italiane come pensa di sfruttare questa opportunità?

A.D.S.I. grazie al sostegno dei propri associati, riceve annualmente una discreta somma volta prevalentemente alle attività dell’Associazione, quali convegni, aperture gratuite al pubblico, studi mirati alla conservazione e valorizzazione dei beni storico-artistici. In alcuni casi il Consiglio Nazionale ha deliberato di utilizzare una parte di tali fondi anche per interventi straordinari su beni pubblici, come la Porta di Bazzano gravemente danneggiata a causa del terremoto del 2009.

(a cura di Marta Tersigni) ©osservatoriosocialis.it

 

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