Per il secondo anno consecutivo, tra le tesi vincitrici del Premio Socialis ce n’è una che indaga e, come lo scorso anno la tesi di Federico Trotti “Scopo di lucro quo vadis?”, ricostruisce una cornice giuridica all’interno della quale collocare i fenomeni della CSR e dello sviluppo economico.
Laura Amico, dall’Università degli studi di Torino, si è aggiudicata infatti il XV Premio Socialis con la tesi “Quale giustizia? Istituzioni di Diritto Internazionale Economico e prospettive di governance globale”, nella quale si analizza il ruolo del diritto nei processi di innovazione sociale e nella globalizzazione.
“Il diritto deve essere creativo – spiega la Dott.ssa Amico – e spingere sulla regolamentazione, a discapito della mera auto regolamentazione, e spingere altresì per la creazione di un network tra attori che possano collaborare e rendere l’interdipendenza della globalizzazione un’opportunità”.
Più specificamente, l’autrice sostiene che “la governance globale sembra già aver intrapreso un indirizzo che si allontana di fatto dai capricci politici degli Stati e si avvicina invece a un paradigma di responsabilità istituzionale diffusa. Le istituzioni internazionali, con particolare riguardo alle organizzazioni multilaterali, hanno guadagnato nel tempo autonomia e indipendenza e tendono ad acquisire legittimità e credibilità: il loro ruolo potrebbe essere determinante in quelle politiche di respiro mondiale, in cui gli interessi particolari rischierebbero di dar vita a politiche inefficaci o dannose”.
“Diritti umani e dignità – conclude Laura Amico – non possono essere più parole astratte redatte su atti ufficiali e abbandonate alla volontà inaffidabile di pochi stati. Pretendere principi di giustizia globale, senza accettare come mera scusa la mancanza di una struttura di governance consolidata o un popolo unico, non prende soltanto in considerazione gli sviluppi futuri del diritto internazionale e dei suoi attori, ma si erge come obbligo morale di coerenza: laddove infatti Paesi e civiltà hanno voluto riconoscere dignità intrinseca alla persona umana, in questo riconoscimento è doveroso ricercare i relativi obblighi di protezione e di azione”.
Premio Socialis 2017: Il reportage