All’Università Roma Tre si è svolta la mostra Dis-Integration, che ha raccolto i lavori delle botteghe d’arte della Comunità di S.Egidio.
La manifestazione si è incentrata sui temi delle fragilità e delle diseguaglianze, dell’accoglienza e dell’integrazione, ma anche su migrazioni, crisi ambientale, i conflitti e le loro drammatiche conseguenze.
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Il rettore di Roma Tre, Massimiliano Fiorucci, intervenendo in apertura, l’ha definita «una vera mostra d’arte che contrasta la medicalizzazione della fragilità».
Le opere esposte infatti parlano del prendersi cura degli altri, di avvenimenti storici come la deportazione dal quartiere ebraico di Roma del 16 ottobre 1943 o dell’“unica alternativa” (alla guerra) che è quella della pace.
Laura Iamurri, critica e docente di Arte Contemporanea a Roma Tre, ha sottolineato che si tratta di opere belle non solo perché “legate a temi sociali, ma perché di grande qualità artistica”.
“Abbiamo bisogno di più laboratori e meno ambulatori – ha commentato il regista Paolo Virzì – perché l’arte degli “Amici” è bella e raffinata. Esprime una grande capacità di guardare il mondo al contrario di tanti che si considerano ‘normali’ ma sanno guardare solo se stessi”.
“Con questa mostra – ha concluso il presidente di Sant’Egidio , Marco Impagliazzo – gli artisti escono dal loro recinto per parlare al mondo. È una rivolta che ci riguarda tutti. Tante volte ci sentiamo impotenti di fronte a cose che sembrano più grandi di noi come la guerra. Gli artisti reagiscono e ci spiegano come si fa a ribellarsi alle disintegrazioni in atto nelle nostre società e immaginare un oltre che è pace e integrazione”.
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