“Human Forward”: Sostenere le persone per creare valore. Intervista a Federica Venturin, CSR Manager di Randstad

Formare e coinvolgere il personale sono regole chiave per una buona pratica di Corporate Social Responsibility, così come la capacità di gestire il talento e le aspettative dei dipendenti. È sulle risorse umane che si giocano lo sviluppo e la competitività di un’impresa, tanto più se in un’ottica sostenibile.

Ne sono consapevoli in Randstad, la seconda agenzia per il lavoro in Italia, che nel 2017 ha pubblicato il suo primo Report Integrato, in cui le politiche di responsabilità sociale e ambientale sono inserite a pieno titolo nella strategia di business. Il punto di arrivo di un percorso intrapreso nel 2015 con il primo Bilancio di Sostenibilità. Ne parliamo con Federica Venturin, CSR Manager e coordinatrice dei lavori.

Avete scelto di ricondurre il vostro impegno a una parola: “Connessioni”. Qual è il messaggio?

Siamo profondamente convinti che nel contesto attuale, e sempre di più rispetto al recente passato, le performance economiche dipendano dall’attenzione posta ai temi sociali e ambientali. Organismi nazionali e internazionali, direttive europee, movimenti di opinioni stanno cambiando il modo di pensare il ruolo dell’azienda, richiedendo precise responsabilità sociali e ambientali. I giovani talenti che si approcciano al mercato del lavoro considerano la cultura aziendale e la responsabilità sociale d’impresa elementi sempre più importanti nella scelta del datore di lavoro e dunque oggi da questi aspetti non si può prescindere.

Per un’azienda come Randstad che ha, nel suo DNA, un forte ruolo sociale perché mette in contatto chi offre lavoro con chi cerca lavoro, i risultati economico-finanziari dipendono ancor di più dai comportamenti messi in campo con tutti gli interlocutori che, ognuno con il proprio ruolo, caratterizzano il complesso mondo del lavoro nel nostro Paese: lavoratori, aziende, istituzioni, organizzazioni sindacali e di categoria, media, ecc.

Promuovere l’interesse di tutti i soggetti coinvolti, e quindi creare valore condiviso, in modo trasparente e costruttivo, diventa il modo migliore per costruire un solido vantaggio competitivo ed al contempo contribuire allo sviluppo del Paese.

Secondo il nostro ultimo Rapporto, il 2017 in Italia è stato un anno decisivo per gli investimenti in Responsabilità sociale d’impresa. Quanto ha destinato Randstad? Per quali attività?

Devo dire che benché negli ultimi anni vi siano stati anche in Randstad maggiori investimenti in  CSR che si sono concretizzati, ad esempio, nella creazione di una funzione ad hoc a presidio del tema e nell’attivazione di un impegnativo percorso di rendicontazione non finanziaria, l’azienda ha sempre dimostrato, fin dalla sua nascita in Italia nel 1999, impegno su questi temi, con particolare attenzione verso i suoi dipendenti e la comunità nonché alla definizione di una serie di policy e norme di comportamento che, ispirate ai valori di onestà, legalità e trasparenza, hanno definito una chiara cornice di etica del business.

Nel 2017 le cifre che maggiormente testimoniano l’impegno di Randstad nei confronti dei dipendenti, dei giovani, del territorio, della società e dell’ambiente sono: 438.227 euro erogati per l’asilo nido dei figli dei dipendenti, 66.300 ore di formazione offerta ai dipendenti, 400 scuole superiori, 70.000 ragazzi incontrati per azioni di orientamento al lavoro e 1.100 tirocini in alternanza scuola-lavoro offerti dalla divisione Youth@Work, 263 richiedenti asilo politico e 222 stranieri soggiornanti da lungo periodo formati fra Milano e Torino con il progetto Without Borders, 80% di presenza femminile in azienda e il 100% dell’energia elettrica consumata proveniente da fonti rinnovabili.

La sostenibilità ambientale è oggi parte integrante del vostro core business. Che risultati avete raggiunto?

A dicembre 2016 abbiamo ottenuto la certificazione ISO 14001 e questo ha dato un ulteriore impulso al miglioramento dei processi e delle attività con impatto ambientale. In primis abbiamo dotato tutte le nostre 275 filiali, presenti in modo capillare su tutto il territorio nazionale, di energia elettrica proveniente da fonte rinnovabile ed avviato un accurato programma di revisione degli impianti di riscaldamento. Ci siamo attivati per migliorare il processo di smaltimento dei toner attraverso l’utilizzo di bidoncini specifici per la raccolta differenziata e uno specifico calendario di raccolta condiviso dalle filiali con le relative amministrazioni comunali. Stiamo lavorando anche per implementare una corretta gestione dei RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) e l’eventuale affidamento della gestione e dello smaltimento ad una cooperativa sociale che ne prevede il riutilizzo a fini sociali.

Nel corso dell’anno sono stati inoltre erogati 20 corsi su tematiche ambientali che hanno permesso di raggiungere, via webinar e in e-learning, tutta la popolazione di Randstad Italia SpA con una redemption del 100%. Inoltre abbiamo investito molto nell’ultimo anno sui servizi digitali per i nostri clienti e lavoratori, primo tra tutti la firma on-line dei contratti, riducendo così non solo il consumo di carta ma anche gli spostamenti dei lavoratori verso le filiali con effetto positivo sulla mobilità e dunque sulle emissioni di CO2.

Il valore della persona – lavoratore, dipendente, cliente – è al centro della vostra attività; siete anche la prima azienda nel settore HR ad aver adottato lo standard GEEIS per le pari opportunità tra uomini e donne. Cosa significa offrire un servizio orientato alla CSR?

Significa porre sempre al centro la persona, il vero motore delle organizzazioni, accompagnarla nel proprio sviluppo, significa entrare in relazione con ognuna, ascoltarne le esigenze ed i bisogni e saper dare risposte coerenti e precise. Lo facciamo con strumenti ad hoc, le survey, sia con i dipendenti sia con i clienti ed i lavoratori, e con sempre maggior frequenza perché in un mondo in continuo e veloce cambiamento la tempestività nelle risposte diventa determinante. E per tutti lo facciamo senza alcun pregiudizio di genere, etnia, religione, orientamento sessuale, età, ecc.
 
La diversità caratterizza il mondo in cui viviamo, quello fuori e quello dentro l’azienda, anzi ne costituisce la vera ricchezza. In Randstad ne siamo convinti da sempre: avere team eterogenei per genere, cultura, età, religione, orientamento sessuale crea valore in azienda perché aumenta la capacità di cogliere le sfide della complessa realtà che ci circonda e dunque le opportunità di business. La certificazione GEEIS ci consente di mantenere sempre alta l’attenzione sulle persone, per creare le condizioni di un’ambiente davvero inclusivo.

Il tocco umano nelle relazioni, tratto distintivo che il mercato ci riconosce, è ancor più presente oggi, dopo il nostro nuovo posizionamento, human forward, che ci spinge a sostenere le persone e le organizzazioni nella realizzazione del loro vero potenziale.

Con il Report Integrato avete raggiunto un traguardo importante. Su cosa punterete quest’anno?

Si, il Report Integrato è un punto di arrivo importante nel nostro percorso di misurazione e comunicazione degli impatti sociali e ambientali del nostro business.
Abbiamo iniziato a farlo con i Report di Sostenibilità 2015 e 2016 che, se da un lato ci hanno consentito di individuare chiari obiettivi di miglioramento per alcuni nostri processi, dall’altro ci hanno fatto comprendere ancora di più quanto i risultati economico-finanziari fossero intrecciati ai temi di responsabilità sociale e sostenibilità. Di qui, la scelta di indirizzarci verso l’integrato quale strumento più idoneo in grado di mostrare come strategia, governance, gestione dei rischi e modello di business siano coerentemente connessi per creare valore nel breve, medio e lungo periodo. Si tratta di una sorta di analisi interna approfondita per conoscersi meglio e intervenire là dove è necessario o opportuno, per far emergere i punti di forza e di miglioramento che aiuteranno a tracciare le strategie future.

Predisposto in linea con i principi guida dell’Integrated Framework dell’IIRC (International Integrated Reporting Council) e alle linee guida del Global Reporting Initiative (GRI), nella versione G4, non abbiamo voluto redigere un documento che fosse leggibile solo agli “addetti ai lavori”, ma che fosse comprensibile ad una platea più ampia di stakeholder. Così abbiamo curato molto il linguaggio, evitando tecnicismi, spiegando acronimi e preferendo uno stile fluido. La stessa dimensione del documento vuole essere il giusto compromesso tra esaustività e completezza delle informazioni e l’eccessivo approfondimento che scoraggerebbe anche il lettore più volenteroso.

Obiettivo per il futuro? Migliorare tutto ciò che è migliorabile ma soprattutto diffonderne i contenuti innanzitutto internamente per accrescere la cultura della sostenibilità in azienda, perché questa supporta sempre forti performance finanziarie.

Il Report Integrato di Randstad è disponibile qui

a cura di Alessandra Aurilia ©Osservatorio Socialis

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