I consumatori e il 2030: presentati i dati a Milano

Come può il consumatore esercitare consapevolmente i propri diritti senza essere strumentalizzato dall’evoluzione tecnologica e dal web? Come conciliare la necessità di costruire un presente e un futuro più sostenibile per tutti con le asimmetrie economiche e culturali del cittadino medio?

Da queste domande ha preso il via l’incontro “Agenda 2030: cambiamento sociale e priorità per il consumerismo”, organizzato presso Le Village by CA di Milano da Consumers’ Forum, associazione indipendente composta dalle più importanti Associazioni di Consumatori, Istituzioni, numerose Imprese Industriali e di servizi e loro Associazioni di categoria, per celebrare i venti anni di attività e fare il punto sul futuro del consumerismo, inquadrandolo nella cornice europea e stimolando la riflessione con accademici, esperti di economia, di diritto e di sostenibilità.

Al convegno sono intervenuti Domenico De Masi, Professore emerito di Sociologia del lavoro presso l’Università “La Sapienza” di Roma, Enrico Giovannini Portavoce dell’ASviS – Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Marcello Minenna, Economist, Michele Mezza, Docente di culture digitali presso l’Università “Federico II” di Napoli, e Dominique Pasquier, CEO di Agos e Presidente Le Village by CA.

La rivoluzione digitale in atto sta modificando sensibilmente il rapporto tra aziende, consumatori e associazioni dei consumatori, in particolare per i cittadini in termini di conoscenza dei propri diritti e di consapevolezza delle proprie responsabilità ha dichiarato Sergio Veroli,  Presidente di Consumers’ Forum – Tutto ciò richiede da una parte una rivisitazione importante della normativa che regola il consumerismo a partire dal Codice del consumo. Dall’altra uno sforzo congiunto delle associazioni dei consumatori e delle imprese più virtuose, a investire in formazione e informazione al consumatore, per renderlo consapevole dell’impatto che hanno la scelte di acquisto che effettua e i pericoli nascosti nell’utilizzo del digitale e della tecnologia. L’educazione al consumo consapevole è perciò più che mai fondamentale nel digitale”.

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Altrettanto fondamentale è contribuire a promuovere le imprese che investono nello sviluppo sostenibile, ha sottolineato Veroli. Come dimostra una recente ricerca svolta da Ipsos, il 67% degli italiani intervistati ritiene importante scegliere marche che partecipano in modo positivo alla società e sarebbe più propenso a raccomandare una marca che sostiene una buona causa.

Sebbene i dati effettivi di acquisto non sempre confermino questo trend di mercato, poiché consumare “consapevolmente” comporta mediamente una spesa maggiore per chi lo fa. E questo trova tutti i suoi limiti in un Paese come l’Italia dove ci sono 4,7 milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà, 2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano, e il 5% delle famiglie più abbienti che detiene la stessa ricchezza del 75% delle famiglie non abbienti.

L’Italia è anche il Paese europeo (tra i 14 monitorati da Ipsos) in cui si registra il divario più alto tra dati reali e dati percepiti. A evidenziarlo, nel corso del convegno, è stato Nando Pagnoncelli, Presidente di Ipsos Italia, che ha guidato i partecipanti attraverso i recenti cambiamenti della società e le ragioni per cui spesso fatti e percezioni non collimano.

Questo divario lascia spazio a decisioni distorte, basate su scarso livello di istruzione, a decisioni prese a livello emozionale e create da una personale e limitata “dieta mediatica” e non basate sui fatti – ha detto Pagnoncelli – In questa ottica il consumerismo ha un ruolo molto importante su cui riflettere. Si dovrebbe ricompattare perdendo i personalismi, riappropriandosi dei valori fondanti della tutela del cittadino e ragionando a lungo termine, insieme”.

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