Alessia Pedersini è Marketing, Communications & CSR Director di Arval, dal 1995 leader nel mercato italiano nel settore del noleggio a lungo termine e in soluzioni di mobilità sostenibile, con una flotta di oltre 228.000 veicoli a livello nazionale e più di 50.000 clienti.
La prima modalità d’intervento delle imprese attive in CSR (dati IX Rapporto di indagine sull’Impegno Sociale delle aziende in Italia di Osservatorio Socialis) è investire in nuove tecnologie per limitare l’inquinamento (42% del campione). Nel 2020 Arval è diventata “ambasciatrice della mobilità elettrica”: che risultati avete raggiunto con la vostra politica di responsabilità ambientale?
«L’attenzione alla sostenibilità ambientale, e più in generale l’ambizione di operare avendo cura di avere un impatto positivo sulla società, è da sempre al centro della strategia Arval, così come del Gruppo BNP Paribas di cui facciamo parte.
A dimostrazione di questo, il nuovo piano strategico quinquennale “Arval Beyond”, presentato alla fine dello scorso anno, ha posto la sostenibilità tra i pilastri della sua offerta con degli obiettivi ben precisi. Infatti, entro il 2025, Arval arriverà a contare nella sua flotta globale 500.000 veicoli elettrificati, pari al 25% del totale, e si impegnerà per ridurre del 30% le emissioni di CO2 e per confermarsi società a emissioni zero.
Già oggi, vediamo una decisa accelerazione del processo di transizione energetica della nostra flotta, che coinvolge sia le aziende nostre clienti e sia i privati che noleggiano un’auto con noi, sempre più propensi a scegliere veicoli ad alimentazione green, elettrici o ibridi. Nel 2020, rispetto all’anno precedente, la presenza di auto elettriche e ibride nella nostra flotta ha registrato un incremento pari a circa l’80%.
Il nostro impegno è stato anche riconosciuto dall’ente di certificazione Ecovadis che ha assegnato ad Arval Italia il “Gold Rating”, con un punteggio globale di 68/100, collocandola così tra il 5% delle migliori società in ambito CSR valutate a livello globale».
Dal vostro punto di vista, quanto ha influito la pandemia sulle abitudini di spostamento degli italiani? E come ha reagito Arval all’emergenza?
«Sicuramente le abitudini delle persone sono cambiate. L’aumento del ricorso allo smart working, che presumibilmente si protrarrà anche dopo la crisi sanitaria, così come la contrazione delle trasferte aziendali, hanno portato a una complessiva e generalizzata riduzione dei chilometri percorsi rispetto al passato. A questo, si aggiunge una sempre maggiore attenzione alla sicurezza dei propri viaggi che ha visto prediligere mezzi di trasporto individuali a scapito del trasporto pubblico. La mobilità aziendale e personale sta vivendo quindi una fase di profondo cambiamento.
Arval sta ampliando la propria offerta di mobilità introducendo forme di noleggio più flessibili e di breve durata, ampliando la propria proposta con soluzioni di mobilità alternative all’auto, ad esempio con il noleggio di biciclette elettriche, e offrendo alle aziende strumenti di mobilità diversi dall’auto in assegnazione, come ad esempio il corporate car sharing o soluzioni di employee pooling.
L’obiettivo finale è quello di riuscire a offrire a tutti i nostri clienti la possibilità di spostarsi da un punto “A” a un punto “B” nel modo più sicuro, semplice, sostenibile e conveniente, mettendo a disposizione tutti i mezzi di trasporto disponibili per scegliere di volta in volta il più adatto per ogni singola esigenza di mobilità».
A che punto è la mobilità sostenibile in Italia? Quali sono i nuovi progetti messi in campo da Arval per lo sviluppo del settore?
«Notiamo un interesse crescente e un’attenzione sempre maggiore da parte delle persone ai temi legati alla sostenibilità. Arval è in grado di offrire ai propri clienti tutti i veicoli ad alimentazione green disponibili sul mercato, mettendo a loro disposizione la propria expertise per supportarli nella scelta del veicolo migliore per i loro bisogni.
Per le aziende, per esempio, Arval mette a disposizione una consulenza specializzata, lo “SMaRT Approach”: si tratta di una metodologia innovativa e strutturata che, sulla base del business dell’azienda, delle sue ambizioni di sostenibilità, della tipologia degli assegnatari di auto aziendale e dell’uso che ne fanno, può consigliare il veicolo più adatto per ogni driver.
Inoltre, grazie alla collaborazione con diversi partner, tra i più autorevoli sul mercato italiano ed europeo, Arval è in grado di offrire ai clienti un’ampia gamma di prodotti e servizi per la gestione di veicoli elettrici ed elettrificati.
All’impegno per lo sviluppo di una mobilità sempre più sostenibile, si aggiunge poi la ricerca di soluzioni per contribuire in modo concreto alla salvaguardia dell’ambiente. In collaborazione con Reforest’Action, Arval ha da poco lanciato a livello globale il progetto “1 Electrified Vehicle = One Tree”, che prevede la piantumazione di un albero per ogni veicolo elettrico o ibrido noleggiato. In Italia, il progetto supporterà la località di San Godenzo, ad Arezzo, un luogo riconosciuto per la diversità della sua vegetazione. Vi si trovano infatti 48 varietà di alberi e più di 1.000 specie erbacee. Il progetto di riforestazione contribuirà a rafforzare la foresta e fornirà l’habitat per le diverse specie animali locali».
Oggi la CSR ha bisogno di essere strutturata per produrre risultati funzionali allo sviluppo delle imprese e al mondo che cambia. Tra le 6 macro-aree fissate dalla piattaforma di misurazione CSR Check©*, quali ritenete più importanti per rendere la responsabilità sociale duratura e funzionale al sostegno degli obiettivi economici?
«Le politiche di Corporate Social Responsibility sono efficaci solo se agiscono sinergicamente e se coinvolgono l’azienda nel suo complesso oltre ai diversi stakeholder. È fondamentale in primo luogo l’adozione di dispositivi aziendali che vadano a determinare gli obiettivi dell’azienda e gli strumenti per raggiungerli, strumenti che poi consentono anche l’adeguato monitoraggio dei risultati per procedere all’adozione di eventuali azioni di miglioramento continuo.
Altresì necessario è il coinvolgimento di tutti i collaboratori dell’azienda, perché tutti siano ingaggiati e sentano il dovere di impegnarsi in prima persona a favore di tematiche così delicate come quelle legate alla sostenibilità, economica, sociale e ambientale. Allo stesso modo, è importante lavorare con partner e fornitori con cui si condividono le stesse ambizioni, per poter operare in sinergia verso obiettivi comuni, anche con azioni concrete a favore dell’ambiente e delle popolazioni che abitano i territori in cui si è presenti.
Infine, ma non meno importante, è la sensibilizzazione di tutti i propri stakeholder, che si assicura comunicando costantemente e con convinzione il proprio impegno».
a cura di Alessandra Aurilia © Osservatorio Socialis
*1. Formazione, clima interno e welfare; 2. Coerenza nelle politiche di responsabilità e sostenibilità; 3. Condivisione multilivello; 4. Livello di engagement degli stakeholder; 5. Comunicazione e informazione; 6. Pianificazione, verifica dei risultati e miglioramento continuo.
Leggi anche: Arval Italia lancia “Sulla Strada Giusta”
Visita anche la pagina del CSR – Check for Sustainability Ranking