[vc_row][vc_column][vc_single_image image=”5258″ img_size=”full”][vc_column_text]Rendiamo noto quanto inviato al MEF in occasione della prima consultazione pubblica in vista del recepimento della Direttiva UE 95/2014.
L’Osservatorio Socialis offre da anni il proprio contributo per l’esame, l’analisi, la comprensione delle dinamiche legate alla responsabilità sociale d’impresa ed ha, tra le altre cose, cercato di rendere nota il più possibile l’entrata in vigore, a partire dal prossimo anno, della Direttiva 95/2014.
La Direttiva chiede alle imprese e agli stati membri che devono recepirla, di ragionare sulla gestione di due dimensioni: il rischio di sostenibilità e la trasparenza in materia di responsabilità sociale, tra di esse collegate e funzionali allo sviluppo di un’economia sostenibile e inclusiva.
E, proprio in virtù del nostro ruolo di osservatori, quello che ci preme fare presente al legislatore, nel momento in cui sarà chiamato a redigere la norma di recepimento della Direttiva, è la necessità di mantenere al massimo grado di semplicità e linearità la struttura e le modalità di presentazione delle informazioni in oggetto.
Il timore principale delle aziende, infatti – che si tradurrebbe in disincentivo al rispetto della norma- sembra essere proprio quello di dover affrontare ulteriori trafile burocratiche e complessità redazionali.
Alla luce di ciò, è importante che gli strumenti introdotti per gestire le suddette dimensioni siano collegati con strumenti direzionali, gestionali e di accountability già presenti nelle imprese, e, al tempo stesso che si trovino modalità di comunicazione snelle e facilmente accessibili (ad esempio una piattaforma online o un iter telematico interno al sito del Ministero).
In particolare, si suggerisce di:
- Evitare di chiedere ulteriori documentazioni da produrre e deliberare, ma chiedere che nelle comunicazioni obbligatorie (bilancio, nota integrativa, relazione di gestione) o nei documenti di pianificazione (Piano Industriale e Piano annuale delle attività) siano integrate le informazioni sui rischi di sostenibilità che le imprese possono generare con il loro business e, rispetto alle aree a rischio, rendicontare cosa viene realizzato per gestire i rischi e/o cosa si intende realizzare e con quali risultati.
- Evitare di introdurre obblighi di certificazioni che generano costi per le imprese, ma gestire l’orientamento metodologico e l’attività di audit attraverso il Ministero e/o attivando le competenze di centri di ricerca universitari, di organizzazioni e associazioni che operano sul tema della CSR e di organismi rappresentativi della società civile.
- In merito alla indicazione dei rischi di sostenibilità, produrre delle linee guida con focus sui diversi settori e tipologie di imprese.
- In merito alla produzione di informazioni di carattere non finanziario, collegarsi alla piattaforma di indicatori in fase sperimentale realizzato dal PNC presso il MISE.
- Poiché alcune informazioni in determinati settori potrebbero risultare sensibili, valutare attentamente la relazione trasparenza – privacy, introducendo per tali informazioni canali di comunicazione riservati.
- Prevedere un’adozione graduale degli strumenti.
- Al fine di garantire il rispetto degli obblighi introdotti dalla direttiva, prevedere sistemi di segnalazione e sistemi premianti piuttosto che sanzionatori.
In conclusione, il recepimento della direttiva e la sua applicazione tramite modalità innanzi tutto agevoli, lineari e integrate nei processi gestionali, rappresenterebbe un passo incontro alle necessità amministrative delle imprese, già di per sé scoraggiate dalla mole di atti e passaggi burocratici cui sono sottoposte nella loro quotidiana interazione con la macchina statale. In tal modo la direttiva rappresenterebbe per il nostro paese e le nostre imprese, l’opportunità di orientarsi nella sostanza e non nella forma alla CSR, misurandone contestualmente i vantaggi.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]