È stato presentato dall’organizzazione WeWorld il “Rapporto MAI PIÙ INVISIBILI. Indice 2021: donne, bambine e bambini ai tempi del Covid-19 in Italia”, un’indagine – alla sua seconda edizione – che restituisce una fotografia della condizione di donne, bambini e bambine nel nostro Paese, valutando a livello locale in quali ambiti e in quali aree vi sono forme di inclusione/esclusione.
L’analisi, arricchita dai commenti di esperti su specifiche questioni e tematiche, è stata condotta secondo 38 indicatori ritenuti fondamentali per l’inclusione di donne e popolazione under 18, e considerando 4 aree di azione strategiche per affermare e rendere operativi i diritti di donne e bambini/e: Educazione, Salute, Economia, Società.
Nell’edizione 2021 dell’Indice si è tenuto conto anche delle conseguenze della pandemia, includendo altri 2 indicatori: i casi positivi al Covid-19 e la disponibilità nelle famiglie di un pc e una connessione a Internet.
Nella classifica 2021 delle regioni più inclusive al primo posto troviamo il Friuli-Venezia Giulia, seguito dal Trentino-Alto Adige/Südtirol e dall’Emilia Romagna (entrambe al secondo posto), confermando il trend dell’anno precedente. Seguono Valle d’Aosta e Lombardia. La parte centrale della classifica è ancora occupata da regioni del Nord e del Centro, mentre agli ultimi posti per inclusione di donne e bambini/e vi sono regioni del Sud Italia: Puglia, Calabria, Campania e all’ultimo posto la Sicilia.
In particolare, le donne residenti in Sicilia, Campania e Calabria soffrono soprattutto sul piano dell’educazione/ formazione e su quello economico (nello specifico sulla partecipazione al mercato del lavoro e dunque sul rischio di cadere in povertà).
La condizione economica femminile è peggiorata drasticamente a causa della pandemia. Da un sondaggio svolto da WeWorld in collaborazione con Ipsos a febbraio 2021, 1 donna su 2 ha dichiarato di temere di perdere il lavoro, percentuale che sale tra le giovani (55%) e tra le donne con figli piccoli (54%).
Per quanto riguarda la condizione dei bambini e delle bambine under 18, l’Indice 2021 ha cercato di tenere conto delle difficoltà nell’educazione, soprattutto in termini di accesso e uso di Internet per seguire le lezioni a distanza. Anche in questo caso emerge un divario di circa 20 punti percentuali tra le regioni del Sud e quelle del Nord.
Il 14% delle donne italiane ha dichiarato di aver avuto difficoltà durante la pandemia a sostenere le spese per l’acquisto di libri, pc, tablet per i figli, percentuale che sale al 27% tra le non occupate con figli.
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In generale, i risultati dell’Indice 2021 evidenziano che la pandemia ha aggravato diseguaglianze che già esistevano nel nostro Paese, incidendo in particolar modo su alcune categorie sociali che già prima del Covid-19 risultavano svantaggiate, tra cui donne, bambini e bambine.
La povertà educativa degli under 18 e la scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro sono problemi da tempo irrisolti, acuitisi nel 2020 e che rischiano di aggravarsi ulteriormente se non si interverrà in maniera radicale e strutturale. Per questo, nel Rapporto si propone di agire su 4 macro-aree trasversali a donne e bambini/e:
1. Empowerment economico femminile: estensione dei congedi di paternità e parentali; riduzione del Gender Pay Gap, istituendo un Sistema di Monitoraggio Nazionale trasparente che tenga conto di fattori quali stipendi, tipologie di contratto e numero di donne in posizioni apicali e manageriali; Tampon Tax, ovvero ridurre l’IVA sugli assorbenti dal 22 al 5% come già attuato da numerosi paesi UE;
2. Violenza contro le donne e violenza assistita sui bambini/e: raddoppiare i fondi attualmente previsti dal Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne e destinarne almeno il 20% alle attività di prevenzione; prevedere figure specializzate in tutte le Procure per trattare casi di violenza di genere contro le donne e violenza assistita su bambini/e; potenziare i Centri per la famiglia istituendo un Fondo nazionale dedicato per almeno 3 anni;
3. Creazione di una nuova cultura di contrasto agli stereotipi: curricula obbligatori di educazione alla parità di genere in tutte le scuole e università; percorsi di formazione nelle aziende con più di 15 dipendenti come obbligo formativo e periodico;
4. Educazione di qualità e prevenzione della povertà educativa e della dispersione scolastica: garantire una copertura di servizi per la prima infanzia al 60% del territorio nazionale; estendere la scuola dell’obbligo da 3 a 18 anni; rimodulare il calendario scolastico, con la riduzione da 3 mesi di vacanze estive a 2; rimodulare gli orari di ingresso e di uscita dalle scuole per una migliore conciliazione dei tempi di scuola-lavoro; garantire il tempo pieno nelle scuole; introdurre un Dirigente del “tempo extra-scuola”; potenziamento dell’educazione civica e dell’educazione alla cittadinanza globale (ECG).
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