Padova è ufficialmente la “Capitale europea del volontariato 2020”. La cerimonia di inaugurazione si è celebrata il 7 febbraio scorso con la visita del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che davanti a più di 5mila volontari ha salutato l’avvio del “grande laboratorio di solidarietà e di cittadinanza consapevole” che proseguirà fino al prossimo dicembre, quando avverrà il passaggio di consegne a Berlino, Capitale per il 2021.
La nomina di Padova è arrivata il 5 dicembre 2018 ad Aarhus, in Danimarca, ed è la prima volta che a riceverla è una città italiana. Del resto Padova è il fiore all’occhiello del volontariato nel nostro Paese: conta ben 6.466 associazioni capaci di mobilitare oltre 12 milioni di euro solo nel 2019, per attività che vanno dal welfare alla protezione ambientale, dallo sport al sociale (fonte: CSV Padova).
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Sono 7 i temi al centro del palinsesto di iniziative che si susseguiranno per tutto il 2020 e coinvolgeranno i rappresentanti del Terzo Settore, delle Istituzioni, delle categorie economiche, di Università, ricerca e agenzie formative, delle organizzazioni sindacali e dei media a livello locale e nazionale: Povertà e nuove emarginazioni; Salute e benessere; Cultura e istruzione; Tecnologia e innovazione; Ambiente e urbanistica; Economia e sviluppo sostenibile; Pace e diritti umani.
“L’anno della Capitale europea del volontariato rappresenta per Padova una importante opportunità – ha commentato Cristina Piva, Assessore al volontariato – Vogliamo far diventare Padova una città-laboratorio capace di attrarre idee, attivare progetti e avviare processi ed esperienze duraturi nel tempo, stimolando un’azione collaborativa con le altre componenti sociali che favoriscano ricadute positive sull’Italia e sull’Europa.
Vogliamo che la città diventi ancor più un luogo di incontro di persone e esperienze, occasione di confronto tra informazioni, conoscenze, esperienze, proposte e visioni. Speriamo di ravvivare nei cittadini la consapevolezza che non sono solo individui ma sono persone al centro di una rete sociale e far nascere un nuovo processo che possa risvegliare in loro il desiderio di impegnarsi anche al di fuori di sé, per creare e prendersi cura di qualcosa di più grande, a partire delle idee, affinché poi possano crescere e svilupparsi e il volontariato sarà il comune denominatore che andrà a legare tutte le componenti della città”.
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