L'allarme degli esperti

Perturbatori endocrini, la pelle come porta d’ingresso

Dermatologi, endocrinologi, pediatri e chimici a confronto sulle sostanze che interferiscono con il sistema ormonale.

Sono presenti nella plastica, nei pesticidi, ma anche nei prodotti che usiamo ogni mattina davanti allo specchio. I perturbatori endocrini sono stati al centro di “Un’allerta crescente 2.0”, il convegno che pochi giorni fa ha riunito a Milano dermatologi, endocrinologi, pediatri, cosmetologi, chimici ed esperti ambientali, dopo la prima edizione romana del 2025.

L’Organizzazione mondiale della sanità li definisce come sostanze o miscele esterne all’organismo che alterano il funzionamento del sistema endocrino, con possibili effetti nocivi sulla salute dell’individuo, dei suoi figli o di intere popolazioni. Nel 2021 l’ANSES, l’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria dell’alimentazione, dell’ambiente e del lavoro, ne ha segnalate 906 da tenere sotto osservazione, distribuite in molte categorie di prodotti di uso quotidiano.

La pelle come tramite

Ogni giorno la pelle entra in contatto con almeno 500 sostanze contenute nei cosmetici: circa 31 in un balsamo, 45 in una crema da giorno, 28 in un bagnoschiuma, 40 in una lacca per capelli. «La pelle è un organo, non un involucro statico, la superficie di incontro tra l’ambiente esterno e quello interno», spiega Pucci Romano, dermatologa, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore, presidente di Skineco e coordinatrice scientifica dell’iniziativa. «Nel caso dei Perturbatori Endocrini la pelle fa da tramite, si lascia ingannare da queste sostanze e mette il semaforo verde. In questo modo penetrano al suo interno con un meccanismo simil-ormonale. E le conseguenze sono molteplici. Tra queste, l’aumento dell’endometriosi, infertilità maschile, pubertà precoce o tardiva, disturbi del neurosviluppo».

Il rischio, secondo Giovanna Muscogiuri, endocrinologa e ricercatrice all’Università Federico II di Napoli, cresce con l’uso quotidiano e prolungato. Tra le sostanze sotto osservazione ci sono alcuni parabeni, con un’attività simile a quella degli estrogeni, alcuni filtri UV chimici delle creme solari, studiati per i possibili effetti sugli ormoni tiroidei e steroidei, e gli ftalati, impiegati per fissare le fragranze o negli smalti. «Un possibile problema riguarda l’acquisto di cosmetici attraverso piattaforme extra-UE o da rivenditori non autorizzati», avverte. «In questi casi aumenta il rischio di acquistare prodotti contraffatti, con un’etichettatura non trasparente o contenenti ingredienti che non rispettano gli standard europei». Da qui l’invito a diffidare dei prezzi troppo bassi e a imparare a leggere l’INCI, la lista degli ingredienti riportata in etichetta.

I primi mille giorni

La fase più delicata è quella che va dalla gravidanza ai primi anni di vita, quando l’organismo è in pieno sviluppo e quindi più sensibile alle interferenze ormonali. «I Perturbatori Endocrini rappresentano una oggettiva emergenza di salute pubblica, perché la popolazione è esposta diffusamente attraverso oggetti di uso comune come la plastica, sostanze chimiche industriali, pesticidi», sostiene Annamaria Moschetti, pediatra dell’ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente e dell’Associazione Culturale Pediatri. «Queste sostanze possono agire anche a basse dosi. Ci sono prove di effetti sullo sviluppo neurologico dei bambini, come disturbi dello spettro autistico e disturbo da iperattività e disattenzione». Tra le proposte avanzate dai pediatri: ridurre drasticamente l’uso della plastica, considerare le creme solari come farmaci e non come cosmetici in libera vendita, ritirare dal commercio quelle con filtri a potenziale azione endocrina, introdurre alimenti biologici nelle mense scolastiche e ospedaliere.

Sul fronte della ricerca, è in corso in Francia lo studio Pénélope, condotto dalla dottoressa Rannaud Bartaire e cofinanziato da Laboratoires SVR, che indaga il legame tra perturbatori endocrini e pubertà precoce nelle bambine tra i 6 e gli 8 anni.

Verso etichette trasparenti

Il nodo normativo è stato affrontato da Fabrizio Zago, chimico industriale esperto di biodegradabilità e membro Skineco, che richiama il principio di precauzione previsto dall’articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea: in presenza di un dubbio fondato sulla sicurezza di una sostanza, va adottato l’approccio più cautelativo. L’Unione distingue oggi tra interferenti endocrini di categoria 1, accertati, e di categoria 2, sospetti. «Dal 1° maggio 2025 tale informazione deve essere obbligatoriamente riportata in etichetta a livello industriale, anche se i consumatori finali ne sono ancora all’oscuro», spiega Zago. «A partire dal 1° marzo 2026, l’obbligo di indicazione in etichetta è stato esteso anche ai prodotti destinati al consumatore finale».

L’attenzione al tema è cresciuta anche grazie agli studi sugli ecosistemi marini: nei coralli sono state osservate alterazioni della differenziazione sessuale, fino alla comparsa di caratteristiche ermafrodite. Per gli esperti riuniti a Milano la strada passa dall’ecodermocompatibilità, cioè cosmetici compatibili sia con la pelle sia con l’ambiente, lungo tutta la filiera: dalla formula al packaging, fino allo smaltimento. «Se è vero che non tutto ciò che è naturale è sicuro», conclude Pucci Romano, «è altrettanto vero che tutto ciò che è Ecodermocompatibile è pensato per essere sicuro».

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