Per la pesca sostenibile buone notizie: stando ai dati presentati nell’ultima edizione del rapporto The State of Mediterranean and Black Sea Fisheries 2022 (SoMFi) lo sfruttamento eccessivo della pesca nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero è diminuito negli ultimi dieci anni.
La pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero ha un forte valore economico: genera un fatturato annuo di 2,9 miliardi di dollari e circa mezzo milione di posti di lavoro lungo tutta la catena del valore.
Ma non è opportuno cantare vittoria prima del tempo.
Il Rapporto curato dalla FAO e dalla General Fishing Commission for the Mediterranean ci mette in guardia: il 73% delle specie commerciali è ancora sovrasfruttato. Inoltre, sebbene la pressione sulla pesca sia inferiore rispetto al passato, è ancora due volte superiore a quella considerata sostenibile.
| Fai una pausa e leggi: Packaging alimentare a base di alghe: l’innovazione di NotPla
A tal proposito, la Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo (CGPM) ha fissato i nuovi obiettivi per la pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero nella sua Strategia 2030 per la pesca sostenibile e l’acquacoltura nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero.
La Conferenza delle Nazioni Unite sulla Biodiversità, tuttora in corso a Montreal, in Canada, sta mettendo a punto un nuovo quadro globale sulla biodiversità: l’obiettivo è quello di contenere la perdita di biodiversità è fondamentale per garantire la salute dell’uomo e del Pianeta.
Nella perdita di biodiversità rientrano anche specie ittiche: alcuni pesci hanno già mostrato segni di ricostituzione della biomassa, come nel caso del rombo chiodato del Mar Nero o della sogliola dell’Adriatico, ma non è ancora abbastanza.
Consulta il report State of Mediterranean and Black Sea Fisheries 2022 qui
Leggi anche: Energie rinnovabili, nel mondo 12,7 mln di lavoratori
Leggi anche: Oli esausti: la nuova campagna per la salute dell’ambiente marino