Le politiche di genere sono indispensabili per gli impatti ESG

Il Premio Socialis possiede un fitto archivio con oltre 20 anni di tesi provenienti dagli atenei di tutta Italia, in grado di raccontare l’evoluzione della sensibilità accademica, istituzionale e aziendale ai temi della Responsabilità Sociale e della Sostenibilità.

L’ultima edizione del Premio ha registrato una differenza della presenza femminile del 35% rispetto a quella maschile. Infatti le tesi pervenute dagli studenti sono il 27% mentre la percentuale delle studentesse si attesta sul 73%.

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A partire da questo semplice dato, e visti soprattutto i decisivi aggiornamenti delle direttive UE in ambito ESG, appare ovvio che se prima investire in politiche di genere era lungimiranza di poche e visionarie aziende in anticipo sul tempo, ad oggi rappresenta una condizione senza la quale non è più possibile fare impresa.

Considerato quanto detto, risulta cruciale prendere atto delle criticità che ancora sussistono all’interno di percorsi di studi determinanti come quelli STEM – attualmente i più attenzionati dal mondo aziendale e non solo per via del ruolo di game changer che queste discipline possono ricoprire – in relazione al mondo femminile.

Un’interessante disamina del tema la fornisce il focus “Donne e STEM: la scienza non ha genere”, che è possibile leggere qui.

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