Sono stati illustrati a Roma il 2 febbraio nella sede di Palazzo Venezia i risultati dell’Art Bonus, il credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura e dello spettacolo, reso stabile dalla legge di stabilità del 2015.
62 milioni di euro raccolti dall’avvio del progetto e oltre 2000 mecenati iscritti sul portale www.artbonus.gov.it.
Le fondazioni lirico sinfoniche la fanno da padrone con una raccolta di oltre 29 milioni di euro seguite dai Comuni (poco più di 16 milioni), teatri di tradizione (5 milioni) e infine Mibtac, Province, Regioni.
Quanto ai mecenati si scopre con una certa sorpresa che ben 1300 sono privati cittadini (donazione media: 1969 euro), gli enti sono 200 (donazione media di circa 111 mila euro) e infine 473 imprese con un donazione media di 80.000 euro. I dati rilevano infine 469 interventi registrati (la maggior parte, 345, sono interventi di manutenzione, protezione e restauro) e 448 enti registrati (tra cui 273 Comuni, 12 Fondazioni Lirico Sinfoniche, 15 teatri di tradizione).
Non c’è dubbio che, insieme ad esempio alle aperture gratuite dei musei pubblici programmate il primo weekend di ogni mese, l’Art Bonus debba essere considerato un’operazione di grande valore pedagogico, che riavvicina la cittadinanza al proprio patrimonio artistico e che può far sentire tutti protagonisti del rilancio dell’Italia.
“L’ottica è quella di un’Italia che punta alla cultura quale vantaggio competitivo distintivo rispetto agli altri Paesi – ha spiegato il Ministro Dei Beni Culturali, Dario Franceschini – “. Grazie al bonus si è finalmente riusciti a fare sistema: “abbiamo dovuto convincere i mondi che normalmente non si occupano di cultura che la cultura è una leva di crescita del nostro Paese“.
Strumenti simili all’Art Bonus esistono anche negli altri Paesi dove peraltro sono stati conseguiti interessanti risultati. Ma rispetto a loro è peculiare il meccanismo che ne ha reso possibile l’accreditamento in Italia.
Giuliano Volpe, Presidente del Consiglio Superiore per i Beni culturali e paesaggistici, ha proposto una chiave di lettura del successo del Bonus. Anzitutto lo strumento va inquadrato nella 5 riforma del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali, una riforma che – unica – ha una visione culturale ed amministrativa e che ha il coraggio di affrontare le tre antinomie classiche del dibattito: pubblico vs privato; tutela vs valorizzazione; passato vs presente/futuro. Si è sposata quindi una nuova visione del patrimonio artistico ispirata, in maniera innovativa, all’art. 9 della Costituzione che, redatto da Aldo Moro e Concetto Marchesi, non trova equivalenti nelle carte costituzionali degli altri Paesi europei: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
L’articolo non va interpretato in maniera restrittiva collegandolo al solo tema della tutela perché “ci si dimentica – spiega Volpe – che questo articolo sottende il diritto di tutti i cittadini di essere messi nella condizione di fruire e di conoscere il patrimonio culturale della proprio territorio, della propria nazione“.
Il funzionamento concreto del Bonus è spiegato da Ettore Pietrabissa, Direttore Generale di ARCUS (la società in house a cui il Ministero ha affidato la gestione dell’Art Bonus anche in termini di flussi economici in entrata ed in uscita, verso le opere da finanziare). Fondamentale è stato l’accordo con ANCI per il quale, su base volontaristica, sono stati i Sindaci a farsi portavoce da un lato delle opere da finanziare sul territorio del loro Comune e dall’altro di organizzare degli incontri aperti alla cittadinanza con particolare attenzione a quelle persone o realtà che avrebbero potuto realizzare donazioni importanti.
Tre, secondo Pietrabissa, sono le caratteristiche del progetto “vincente”:
1) deve essere una buona causa, cioè un’opera importante e di significato per la collettività;
2) il progetto deve essere definito con precisione e suddiviso in lotti funzionali autonomi, in modo da dare comunque seguito ad un intervento e utilizzare i fondi raccolti anche se non l’intera operazione sarà coperta finanziariamente;
3) il progetto deve avere una durata certa: la raccolta non può essere aperta sine die ma deve avere scadenze certe.
Info per mecenati ed enti beneficiari: http://artbonus.gov.it/
(a cura di Marta Tersigni) ©osservatoriosocialis.it
(foto di Carolina Marconi)