È arrivato il Global Corporate Sustainability Report 2025 pubblicato dall’OCSE – Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, che analizzando i dati di 12.900 aziende quotate ha registrato progressi importanti sul fronte della trasparenza, segnalando contemporaneamente un rallentamento nella riallocazione dei capitali verso progetti a basse emissioni.
Nel 2024, il 91% delle società quotate per capitalizzazione ha reso pubbliche informazioni sulla propria sostenibilità, in crescita rispetto all’86% del 2022.
L’Europa guida la classifica con il 98% di imprese trasparenti, seguita dall’Asia-Pacifico sviluppata (94%) e dagli Stati Uniti (93%). Tuttavia, meno di un terzo delle aziende totali fornisce ancora dati completi e verificati.
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Il rapporto segnala che l’81% delle società quotate che pubblicano informazioni di sostenibilità ha ottenuto una verifica esterna indipendente, anche in Paesi dove non è obbligatoria. Più della metà delle certificazioni è effettuata da revisori contabili, con una prevalenza di limited assurance (56%) rispetto alla reasonable assurance (17%).
Un altro punto chiave del Global Corporate Sustainability Report 2025 riguarda il ruolo degli investitori istituzionali nella transizione energetica. Questi soggetti, che oggi possiedono quasi la metà (47%) di tutte le azioni quotate, mantengono una distribuzione simile tra imprese ad alte emissioni e aziende leader nelle tecnologie verdi.
L’OCSE sottolinea che il 36% dell’equity delle cento società con le più alte emissioni di gas serra è in mano a fondi istituzionali, così come il 37% delle prime cento aziende titolari di brevetti green, con la conseguenza che il peso decisionale degli investitori può essere determinante non solo per frenare le attività più inquinanti, ma anche per accelerare lo sviluppo di tecnologie sostenibili.
La governance societaria legata alla sostenibilità registra poi una crescita significativa. Nel 2024, i consigli di amministrazione hanno supervisionato temi climatici nel 70% delle società quotate per capitalizzazione, contro il 53% del 2022.
Due terzi delle imprese dispongono oggi di un comitato specifico per la gestione dei rischi ESG, e il 67% dei dirigenti percepisce una parte della propria retribuzione variabile legata a obiettivi ambientali o sociali.
Questi dati confermano una tendenza verso una maggiore integrazione dei fattori di sostenibilità nei processi decisionali aziendali, ma restano ampi margini per un allineamento concreto con gli obiettivi di riduzione delle emissioni.
La sezione dedicata al comparto energetico evidenzia una contraddizione: tra il 2015 e il 2024 i flussi di cassa operativi sono aumentati del 32%, consentendo alle società energetiche quotate di triplicare dividendi e buyback, per un totale di 671 miliardi di dollari nel 2024.
Tuttavia, gli investimenti in nuove infrastrutture e ricerca verde sono cresciuti di meno del 5%.
Il limite alla transizione energetica non è la disponibilità di capitale, ma l’assenza di un adeguato portafoglio di progetti bancabili. Servono misure per creare pipeline di progetti credibili e ridurre il rischio percepito dagli investitori
Il consolidamento della sostenibilità richiede una convergenza tra regolazione, mercato e innovazione. Standard comuni di rendicontazione, strumenti finanziari dedicati e un maggiore ruolo dello Stato come investitore e garante della coerenza ambientale possono creare le condizioni per una transizione realmente efficace.