Televisioni sostenibili: 4 casi del Nord Europa

Gli studi del Gruppo Intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC, Intergovernamental Panel on Climate Change) indicano che il 2% delle emissioni globali di gas serra proviene dal settore ICT (Information and Communications Technology) e l’Office of Communications (Ofcom), il regolatore delle telecomunicazioni del Regno Unito, ha calcolato che la televisione ne è responsabile per l’1.8%. Per mantenere entro i 2 °C il riscaldamento globale prodotto dai cambiamenti climatici, l’Unione Europea si impegna a ridurre le emissioni del 20% per il 2020, del 40% per il 2030 e dell’80-95% per il 2050, rispetto ai livelli del 1990.

Come tutti gli altri settori anche quello delle telecomunicazioni, in particolare le emittenti a servizio pubblico, deve concorrere allo sviluppo di questo piano strategico per migliorare le sue performance ambientali. Ci si deve porre con un atteggiamento di tipo proattivo, sfruttando le tecnologie per cercare nuovi modi per diventare più sostenibili.

Con la tesi Le emittenti televisive del nord Europa: I progetti di sostenibilità a confronto, Carlotta Mariani, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Facoltà di Economia) e menzione speciale del XV Premio Socialis, analizza quattro emittenti (Independent Television (ITV) del Regno Unito, Raidió Teilifís Éireann (RTÉ) dell’Irlanda, Oy Yleisradio Ab (YLE) della Finlandia, British Broadcasting Corporation (BBC) per verificarne l’impegno nella sostenibilità e nelle iniziative di Responsabilità Sociale e creare delle best practice di riferimento per il settore televisivo europeo.

Occorre innanzitutto considerare il processo di produzione, da cui tutto deriva – spiega Carlotta Mariani – Produzione sostenibile significa creare programmi in un modo che abbia un impatto positivo su persone e luoghi coinvolti, minimizzando le emissioni, migliorando l’efficienza energetica, riducendo i rifiuti destinati allo smaltimento in discarica, condividendo i valori chiave con la comunità ed aumentandone la consapevolezza da parte di dipendenti, collaboratori, cast e fornitori, il tutto per raggiungere performance elevate. La sostenibilità non è però solo riferita all’ambiente, ma anche al rapporto con l’audience che deve essere rappresentato in programmi e servizi. Per un’emittente significa essere in grado di continuare ad operare in futuro per un tempo più lungo possibile, nonostante la carenza di alcuni elementi, e nonostante l’eventualità di disastri naturali”.

Complessivamente lo studio rileva un allineamento di priorità in tema di responsabilità sociale che non costituisce un investimento opzionale, ma una scelta obbligata per poter rimanere sul mercato. Emerge senza dubbio un impegno orientato verso l’integrazione di questi aspetti nella strategia, nei processi e nelle attività tramite politiche, pratiche ed iniziative costantemente aggiornate ed in continua evoluzione, che permettono di rispondere alle esigenze della collettività anche nelle sue fasce più deboli.

Nel corso dell’analisi è stato possibile riscontrare un forte orientamento di tutte imprese verso le attività comunicative ed informative con l’obiettivo di comunicare i risultati ottenuti nella riduzione delle emissioni di CO2 le prime, e di aumentare la consapevolezza verso i temi ambientali le seconde. La responsabilità sociale delle emittenti a servizio pubblico rientra in una concezione più ampia, non solo legata quindi agli azionisti, ma anche ai dipendenti, alla comunità, agli istituti, ai fornitori ed ai collaboratori, permettendogli di conciliare il successo economico con il progresso sociale”.

Infatti, quando l’impegno etico è integrato nella catena del valore, come accade per tutti e quattro i casi di studio, significa che l’impresa sta adottando un comportamento responsabile contemporaneamente nei confronti delle aspettative ambientali, sociali e finanziarie dei diversi stakeholder che contribuiscono al valore dell’impresa. Questi valuteranno positivamente l’operato imprenditoriale, perché un’impresa che bilancia la realizzazione di obiettivi sociali con la massimizzazione del profitto migliorerà la sua reputazione e la percezione da parte del pubblico.

Le emittenti televisive hanno il privilegio di raggiungere milioni di persone e questo si configura come una reale opportunità per creare un cambiamento positivo a lungo termine, raggiungendo il loro scopo sociale. L’appartenenza all’industria creativa permette inoltre di implementare innovazioni e tecnologie che potrebbero aiutare ed ispirare gli altri settori ad un cambiamento. I manager di queste emittenti che si devono continuamente confrontare con le questioni relative alla sostenibilità ed alla responsabilità sociale sviluppano un approccio collaborativo che gli offre la possibilità di economie di scala e di competere nei contenuti e nei servizi, cooperando però nella tecnologia e nelle piattaforme. Si cerca così di affrontare in modo competente le nuove sfide, cercando nuovi modi per rendere il settore più resiliente ai cambiamenti prendendo atto che vi è un’antitesi tra competitività e responsabilità sociale”.


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