L’Unione Europea vara le nuove norme in ambito CSR e sostenibilità, dando corpo alle politiche e concretezza ai fondi che volgono lo sguardo verso la nuova frontiera caratterizzata da temi ESG.
Da un lato l’Unione è intenta a seguire e raggiungere gli obiettivi climatici imposti dall’Agenda 2030 e dall’altro lato si pone sempre di più come leader e trascinatrice nell’ambito della sostenibilità. Il 28 novembre 2022 è stata firmata la proposta di direttiva che fu anticipata il 21 aprile 2021 dalla Commissione Europea sulla rendicontazione della sostenibilità delle imprese (CSRD) in modifica della passata Direttiva 2014/95/UE, la NFRD – Non-Financial Reporting Directive.
A seguito di tale Direttiva tutte le aziende non solo di grandi dimensioni e/o quotate dovranno divulgare dati sull’impatto che le loro attività hanno su persone e ambiente e qualsiasi rischio legato alla sostenibilità a cui sono esposte.
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La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) ha l’obiettivo di rende le imprese ancora più responsabili, obbligandole a pubblicare informazioni sul loro impatto sociale ed ambientale.
Nelle intenzioni un modo per far fronte all’esteso fenomeno del greenwashing, rafforzare l’economia sociale di mercato dell’UE e porre le basi per standard di reporting di sostenibilità a livello globale.
La CSRD estende l’obbligo di comunicazione societaria sulla sostenibilità a un numero di aziende molto più ampio.
E anche le aziende non europee con un significativo livello di attività nell’UE (con un fatturato di €150mln) dovranno conformarsi.
Regole che non solo si viene chiamati a rispettare per ciò che è “made in Europe” ma varranno anche per tutte quelle aziende che vogliono fare affari all’interno dell’UE.
Tale estensione del perimetro riguarderà tutte le società con più di 250 dipendenti e tutte le società quotate in mercati regolamentati, comprese le PMI (non le microimprese). Tuttavia, le PMI saranno autorizzate a fare riferimento a norme più semplici e avranno più tempo per conformarsi, mentre le PMI non quotate potranno scegliere se utilizzare tali standard. In questo modo, la proposta includerebbe circa 49.000 aziende europee, rispetto alle 11.700 già interessate dalla NFRD.
Rispetto alla Non Financial Reporting Directive (NFRD), la CSRD richiede: che venga fatta una verifica delle informazioni di sostenibilità riportate; introduce requisiti di rendicontazione più dettagliati, ad esempio, il principio di doppia materialità; introduce l’obbligo di etichettare digitalmente le informazioni riportate…
Un passo in avanti, in quanto richiederebbe alle imprese di fornire informazioni qualitative e quantitative, informazioni previsionali e retrospettive e informazioni che coprano orizzonti temporali a breve, medio e lungo termine.
Le regole inizieranno ad essere applicate tra il 2024 e il 2028:
- Dal 1º gennaio per le grandi aziende di interesse pubblico (con oltre 500 dipendenti) già soggette alla Direttiva sulla comunicazione non finanziaria, con report in scadenza nel 2025;
- Dal 1° gennaio 2025 per le grandi imprese attualmente non soggette alla direttiva sulla dichiarazione non finanziaria (con più di 250 dipendenti e/o 40 milioni di euro di fatturato e/o 20 milioni di euro di totale attivo), con report in scadenza nel 2026;
- Dal 1º gennaio 2026 per le PMI e le altre imprese, con report con scadenza nel 2027, le PMI possono rinunciare fino al 2028.
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