Federica Doni è Professore Associato di Economia Aziendale presso il Dipartimento di Scienze Economico Aziendali e Diritto per l’Economia dell’Università di Milano-Bicocca e Co-Direttore Scientifico del Master Universitario di I livello Sostenibilità in Diritto Finanza e Management (SiLFiM) promosso dall’Ateneo. Intervenuta al Talk in occasione della cerimonia del Premio Socialis 2020, le abbiamo chiesto una riflessione sul ruolo delle Università nella formazione dei giovani alle professioni del futuro legate alla CSR e alla sostenibilità.
Nel CSR Talk svolto durante la cerimonia di premiazione del Premio Socialis 2020, lei ha affermato che “Le nuove generazioni stanno chiedendo di portare i temi della sostenibilità nei corsi universitari”. In che modo state soddisfacendo questa richiesta?
«Gli studenti universitari stanno dimostrando un grande interesse verso le tematiche della CSR e si stanno interrogando sul futuro del nostro pianeta. Come docente di Economia Aziendale nel corso di Economia Aziendale al I anno del Corso di Laurea Triennale in Economia e Commercio ho inserito una parte specifica relativa agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ovvero agli SDGs, cercando di evidenziare come anche le aziende possono e devono svolgere un ruolo chiave nel raggiungimento dei target e degli obiettivi previsti dall’Agenda 2030. Oltre a questo, in qualità di coordinatore accademico del Jean Monnet Module Erasmus Plus dal titolo “Sustainability Disclosure in Corporate Reporting SDCR” (2019-2022), ho introdotto un corso sulla tema della Direttiva Europea in merito alla disclosure delle informazioni non finanziarie, al I anno del corso di studi Magistrale in Scienze Economico-Aziendali. Si tratta di potenziare l’offerta formativa in tale direzione, sia nei percorsi di Laurea triennale che in quelli Magistrale. Ovviamente questo può essere ostacolato in alcuni casi dalle procedure amministrative e dai vincoli burocratici ma diventa essenziale modificare i contenuti dell’offerta formativa per consentire ai nostri studenti l’acquisizione di competenze nuove che vengono sempre più richieste dal mercato del lavoro».
Il fenomeno dell’impegno sociale, della responsabilità e della sostenibilità delle imprese sta cambiando? Quali scenari prevede nell’immediato futuro? E quale sarà l’impatto della crisi?
«Certo, secondo me il business aziendale sta prontamente reagendo di fronte al fenomeno dell’impegno sociale, della responsabilità e della sostenibilità: il problema è che ancora non c’è chiarezza e uniformità di comportamenti. Lasciando perdere il comparto delle società quotate dove il vincolo normativo imposto dalla Direttiva Europea, la forte accelerazione causata dalla crescente espansione della finanza sostenibile facilita indubbiamente l’adozione di politiche orientate alla sostenibilità. La vera sfida risiede invece nel comparto delle PMI che come noto rappresenta il tessuto imprenditoriale del nostro Paese e può avere delle evidenti difficoltà ad implementare la CSR nei processi e nelle funzioni aziendali. La crisi da COVID-19 può agire in una duplice direzione, ovvero sia come “rallentatore” che come “acceleratore”: ciò dipende dalla volontà delle aziende di cogliere le opportunità offerte dalla Commissione Europea che sta incentivando la crescita di un Europa sempre più sostenibile e indubbiamente sosterrà le iniziative imprenditoriali che crederanno nella sostenibilità quale volano della innovazione e dello sviluppo aziendale, in un’ottica di creazione di valore nel medio-lungo periodo».
Lei è co-direttrice del Master SiLFiM (Sostenibilità in diritto, finanza e management): ritiene che l’interesse riscontrato per queste tematiche presso gli iscritti e le imprese sostenitrici sia destinato a salire?
«Direi proprio di si, già quest’anno stiamo avviando la III edizione e avremo un numero di iscritti superiore al numero dello scorso anno. Si tratta di un aumento delle iscrizioni che non ci aspettavamo a causa dell’emergenza attuale e delle restrizioni dovute al COVID-19. L’attuale situazione di crisi ha senz’altro reso più complicata l’organizzazione delle lezioni e la mancanza delle lezioni in aula e delle relazioni con i docenti e le testimonianze aziendali avrebbe potuto disincentivare le iscrizioni. Il fatto di avere avuto un numero più alto di iscritti segnala che, nonostante tutte queste difficoltà, c’è veramente grande interesse verso queste tematiche che vengono senz’altro considerate una grande opportunità per i giovani in cerca di occupazione e anche per chi già lavora e ambisce a una crescita professionale».
Con il vostro Dipartimento di Economia avete sottoscritto un accordo-quadro con l’Osservatorio Socialis per integrare e coordinare le attività reciproche e per sviluppare la piattaforma di valutazione e rendicontazione digitale CSR Check. Quanto è importante l’aspetto della misurazione della sostenibilità per le organizzazioni? Quali sono i vantaggi concreti che ne potrebbero ricavare?
«Sempre come docente di Economia Aziendale e di Accounting sono fermamente convinta che gli aspetti di natura quantitativa siano molto importanti e che un concetto spesso difficile da spiegare e interpretare come quello della sostenibilità debba essere, per quanto possibile, quantificato con idonee modalità di misurazione. Osservatorio Socialis ha predisposto uno strumento veramente molto utile per le aziende che consente appunto un check immediato in ambito di rendicontazione CSR e di responsabilità sociale. Strumento utile non soltanto per le aziende ma anche per noi ricercatori in quanto consente di monitorare lo stato dell’arte e verificare con immediatezza cambiamenti e miglioramenti in un’ottica evolutiva nel contesto delle aziende italiane».
© Osservatorio Socialis
Leggi anche: Gli Atenei spingono sulla formazione allo Sviluppo Sostenibile
Visita anche la pagina del CSR – Check for Sustainability Ranking