Le premesse del nuovo progetto sportivo di NBA Europe a Roma iniziano a sollevare pesanti preoccupazioni. Due club nati dal nulla, rilevando due titoli sportivi: la SPQR Roma quello di Cremona, la Maxima Roma quello di Brescia. Due società che flirtano con l’anonimato. Senza identità, senza una strategia comunicativa, senza riconoscibilità, che rischiano di essere un boomerang per la pallacanestro italiana. Due progetti che rischiano di non essere sostenibili.
Poche settimane fa il lancio delle due realtà. SPQR è quella che è partita prima, si è già parzialmente presentata. Sappiamo che si allenerà al centro dell’Acqua Acetosa. Sappiamo che fra gli investitori c’è Luka Doncic. Sappiamo che un ruolo lo avrà l’ex giocatore di Siena Rimantas Kaukenas. Sappiamo che proprio Doncic ha annunciato – con una sortita al playground di San Lorenzo – il primo acquisto, ovvero Nico Mannion, playmaker della Nazionale italiana. E il resto? Buio pesto. Volti e ruoli del management sono ignoti. La struttura in cui giocherà campionato ed Eurocup idem. E l’allenatore? Pare sarà un ex head coach NBA. Anche il mercato è ignoto. L’altro giorno per caso è arrivato uno spoiler sull’ultimo acquisto, il centro Giovanni Emejuru. Si è scoperto che ha firmato per Cremona/Roma da una nota della Federbasket che ha scritto della sua convocazione in azzurro.
Eppure manca un logo. Manca una presenza social. Manca un sito. Manca un’identità. C’è l’ambizione di approdare in NBA Europe ma non c’è tutto il resto.
L’altra realtà è la Maxima Roma. Quella che ha vissuto un percorso più tribolato. Sembrava dover nascere dal trasferimento di Trieste nella Capitale. All’ultimo miglio il patron Paul Matiasic ha invece deciso di rilevare il titolo di Brescia. E così con il titolo sportivo è arrivato anche il monte contratti della società lombarda. E la dirigenza? Anche questa è ignota. Come è ignoto il coach, che – secondo rumors – potrebbe essere proprio l’ex Brescia Matteo Cotelli. L’unica cosa che pare certa è il campo da gioco: il Palasport dell’Eur. La struttura al chiuso più grande della Capitale. Andrà riempita.
La sostenibilità dei progetti
Questo il problema principale delle due Roma cestistiche costruite in laboratorio: la loro capacità di coinvolgere pubblico e appassionati. La loro capacità di creare un progetto in cui la gente può riconoscersi. Costruire squadre che qualcuno possa tifare. Due volte a settimana: la domenica per il campionato e il mercoledì per l’Eurocup.
Due gruppi imprenditoriali hanno scommesso su Roma. In realtà hanno scommesso su NBA Europe. Sperano che l’ambizione della lega professionistica americana sia quella di avere un club nella Capitale. Contano negli incentivi economici del progetto americano, contano nell’arrivo di altri capitali. Ma sanno anche un’altra cosa: Roma deve rispondere per dare sostenibilità al progetto. E Roma, come tutte le grandi piazze d’Europa, ha bisogno di creare un legame emotivo con una realtà sportiva. Crearlo con un prodotto da laboratorio è terribilmente difficile.
La terza via
Intanto c’è un’altra Roma. Quella che viene dal basso: la squadra che ha recuperato il titolo sportivo della gloriosa Virtus ed è stata beffata due volte poche settimane fa negli spareggi per la serie A2. Ora dovrà ripartire dalla serie B per ritentare la scalata. Un sodalizio misto con proprietà romana (Pasqualini) e un investitore americano. Un sodalizio che ha una storia e un pubblico. La terza Roma che vuol dimostrare di essere quella autentica.
Lo scenario
Lo scenario è confuso. Una scommessa però la facciamo: fra un anno Roma non avrà ancora tre club di alto livello. D’altronde anche il presidente della Federbasket Gianni Petrucci lo ha detto: chi sta investendo a Roma ha messo in conto che NBA potrebbe scegliere l’altro club. Il rischio è di allontanare appassionati dalla pallacanestro. Il rischio è un enorme pasticcio. Un po’ americano, un po’ romano. Tutto italiano.